Quello che parla per luoghi comuni. Quello che non ha nulla d’interessante da dire e allora ti sommerge di selfie. Quello che per mesi non si fa sentire e poi per giorni ti scoccia con le sue “imperdibili” supermegamaxi novità. Che poi sono solo fuffa. Il noioso della compagnia, insomma. Tu non vuoi esserlo, vero?
Stiamo parlando di Facebook e del modo in cui, troppe volte, vi ci stanno le aziende.
Partiamo dall’inizio: tante piccole aziende continuano a considerare Facebook come una forma di invasività... e in base a questa concezione si comportano. Per esempio creando non la “Pagina” aziendale ma il “profilo” (concepito per le sole persone fisiche). Perché? Perché con il profilo puoi “chiedere l’amicizia” e perciò spammare il mondo intero.
Non si fa. Fare il furbo non paga. Non mescolare il pubblico col privato, rispetta la netiquette: mai scocciare con richieste d’amicizia interessate. Per le aziende, Facebook mette a disposizione la Pagina: questa ha le sue specifiche funzionalità - come le Insight, cioè le statistiche - ma non dà la possibilità di chiedere l’amicizia a tutti, evitando così lo spam. Per promuoversi ci sono le inserzioni a pagamento.
Facebook è una piattaforma d’interazione tra persone e a nessuno piacciono i fastidiosi, tantomeno i noiosi, e questo vale anche per le aziende.
Quindi?
Quindi essere su Facebook significa parlare un linguaggio quotidiano, informale ma cordiale, avere sempre qualcosa d’interessante da dire, essere autoironici, non infastidire con post inutili, noiosi e autoreferenziali. I post devono cogliere il momento, perché nei social network tutto succede “in questo preciso istante”. Non significa però improvvisare, perché ogni aspetto va comunque curato. Nulla dev’essere finto, tantomeno fintovero: comunicazione e brand verrebbero contaminate da una viscida patina di falsità. Pericoloso, anzi: mortale.
Quel che funziona nei social network è la partecipazione, la condivisione. Al bando gli slogan markettari anni ’80 e le foto “da catalogo”. Sì, invece, a post freschi che si prestano a essere commentati e condivisi. Non solo dai 2-3 dipendenti più aziendalisti.
Facebook rappresenta uno straordinario strumento di marketing: se usato bene si rivela perfetto per esempio, per la fidelizzazione (fa sentire il cliente partecipe e membro di una tribù); se usato male può rovinare la reputazione e alla lunga far perdere clienti: quelli - i più influenti - che si sentono annoiati, trascurati o peggio, presi in giro.
Coccola i tuoi clienti, anche su Facebook.
R.G.
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